Una tazza di tè con...

…UNA RAGAZZA FUORI DAL TUNNEL DEI TESTIMONI DI GEOVA

Oggi la tazza di tè l’ho presa con una ragazza all’apparenza piccola e fragile, ma con dentro la forza di un leone, una forza che l’ha portata a opporsi alla vita che era stata scelta per lei dalla famiglia e a prendere le redini della sua vita, del suo cuore, della sua testa.

Sharon nasce in una famiglia dove la mamma è testimone di Geova, cresce con tre fratelli in questo credo fino a 20 anni, quando decide di lasciare la comunità e andare alla scoperta del mondo, quello vero.

 

Quando inizia la tua storia all’interno della comunità?

Il mio indottrinamento, come di norma, inizia dalla nascita; tre volte alla settimana partecipavo ad adunanze e a predicazioni, dove veniva professato il credo.

A 14 anni prendo la decisione di battezzarmi, cosciente di volermi dedicare a Dio, e pubblicamente, nelle sale del regno dei testimoni di Geova, divento a tutti gli effetti parte della comunità.

Come viene celebrato il battesimo?

Ogni zona ha la sua congregazione e ogni sei mesi le congregazioni si incontrano in assemblee presso le sale del regno: qui viene celebrato il battesimo di più persone.

Come sono le sale del regno?

Sono sale in cui non ci sono immagini, idoli, croci, solo sedie e un altare.

Nelle assemblee si prende una scrittura e si sviscera un argomento (per esempio la famiglia) da più fronti, inoltre ci sono le cosiddette esperienze: le persone vengono chiamate sull’altare e vengono invitate a raccontare la propria esperienza su un certo argomento.

Che figura è Geova?

Geova deriva dal Nuovo Testamento, dal tetragramma Jahvè, è il padre di Gesù, ma Gesù, Padre e Spirito Santo sono per i Testimoni tre entità separate.

Il loro è un Dio buono, ma anche di giudizio, perché porterà l’annientamento: nel credo dei Testimoni di Geova, infatti, non esiste Paradiso, Inferno, Purgatorio, perché Dio distruggerà questo mondo, eliminerà i malvagi, resusciterà i morti e salverà solo i Testimoni di Geova, i quali restaureranno la terra come paradiso eterno. I Testimoni di Geova aspettano questo giorno a breve e intanto predicano affinché le persone salvino più vite possibili.

Anche Gesù è figura di insegnamento, da imitare, poiché è morto sul palo (i TdG credono che Gesù sia morto sul palo e non sulla croce) e per riscattare le persone dal peccato.

Torniamo a te. Cosa succede dopo che entri a tutti gli effetti nella comunità?

A 16 anni inizio a servire nella congregazione di lingua russa (oltre a esserci le congregazioni di lingua italiana, infatti, esistono anche quelle di lingua straniera).

Inizio a partecipare a corsi di russo volti a insegnare la lingua con termini specifici per predicare e, ogni settimana, grazie anche all’aiuto di dipendenti dei Comuni, raccoglievamo i nominativi di russi e andavamo in predicazione da loro.

Quali sono le cose proibite per i Testimoni di Geova?

Ci sono alcuni pilastri fondamentali nel loro credo.

Non accettare trasfusioni di sangue. In caso di incoscienza, l’adepto ha un tesserino dove c’è scritto NO SANGUE e dove persone designate come tutori, anche esterni alla famiglia, in caso di incoscienza del paziente, decidono sulla sua sorte.

Non fumare.

Non bere.

Non tatuarsi.

Non festeggiare compleanni e festività. La sola celebrazione consentita e importante è la commemorazione della morte di Gesù.

Non avere rapporti prima del matrimonio. Anche in fase di fidanzamento non è permesso nessun tipo di intimità; ci vuole sempre una terza persona insieme ai fidanzati.

Non frequentare persone al di fuori dalla comunità. Non è un divieto ufficiale, ma implicito: è permesso frequentare persone al di fuori della comunità solo ammesso di predicare e condurre loro alla verità.

Quali sono, invece, gli obblighi?

Predicare. L’adepto, monitorato dalla comunità, deve svolgere almeno 24 ore di servizio al mese; in caso di inadempimento, i superiori cercano subito di indagarne il motivo.

L’indottrinamento. Oggi, con l’uso della tecnologia, l’indottrinamento fin dall’infanzia è ancora più capillare: ai bambini vengono fatti vedere cartoni animati istruttivi, dove ad esempio viene mostrata la condanna dell’omosessualità da parte di Geova.

Partecipare alle adunanze.

Studiare i testi sacri nel tempo libero.

Rispetto generale per la vita.

Quando arriva la tua crisi?

Frequento le superiori e comincio pensare che voglio fare altre cose, che voglio vivere come una ragazza normale, insomma.

Inizio allora a vivere due vite: da una parte mi comporto in modo ineccepibile, come tutti si aspettano, dall’altra, di nascosto, conduco una vita “normale”, inizio a fumare, a conoscere dei ragazzi.

Una doppia vita sempre più difficile da sostenere.

E infatti a un certo punto cedi.

Arriva l’ultimo anno di superiori, io sono sempre più stressata, anche perché servendo in una comunità di lingua straniera, devo studiare il doppio. Qualcuno comincia a fiutare qualcosa, ma io adduco la scusa degli esami.

Ben presto però comincio a frequentare un ragazzo della scuola, me ne innamoro e a un mese della maturità, non ce la faccio più, mi sento in colpa e crollo.

Allora seguo la procedura, secondo la quale se commetti peccati, devi confessarti e cercare riscatto davanti agli anziani, i capi della congregazione.

Così, dopo aver raccontato tutto a un anziano fidato, vengo convocata davanti a un comitato giudiziario, tribunale interno formato da tre anziani con il compito di giudicare la mia azione. A loro racconto tutto, mi vengono chiesti minimi dettagli, domande intime, a cui io rispondo con molta vergogna e alla fine arriva il responso: il comitato non vede segni di pentimento, verrò dissociata.

Una decisione che mi dicono di interpretare come un periodo di isolamento necessario per me stessa, per tornare più forte di prima, benché, dicono, Dio è sempre con me.

Nonostante possa appellarmi scrivendo alla sede centrale di Roma per farmi valutare da altri anziani, rinuncio al ricorso.

Così, in sala, davanti a tutti, viene fatto l’annuncio ufficiale: non sono più Testimone di Geova.

Da quel momento che succede?

I membri della comunità, sorpresi e delusi dal mio atteggiamento, in rispetto del regolamento, non mi cercano e parlano più.

Per me inizia un periodo brutto, sono completamente sola; gli amici dicono che me la sono voluta io e, se mi si avvicinano, lo fanno solo per sapere se voglio rientrare, la mia famiglia mi abbandona.

Una soluzione c’è: mostrare pentimento. Per qualche mese avrei dovuto studiare, andare in sala, pentirmi sinceramente; in questo modo avrei potuto chiedere la riassociazione.

Così, con grande umiliazione, disassociata, inizio questo percorso.

Nelle giornate di adunanze, mia sorella mi lascia al parchetto, diversamente dagli altri associati, che entrano in sala una ventina di minuti prima, io devo entrare quando inizia il cantico, mi siedo in fondo alla sala, con la testa bassa, mi ripeto che è solo questione di qualche mese, che tutto tornerà come prima, ma intanto tra me e me inizio a chiedermi se è veramente la vita che voglio.

Quanto inizia la tua rinascita?

Trovo lavoro come insegnante d’asilo e inizio a trovare affetto nei bambini, nei colleghi, inizio a capire che quel mondo là fuori, che prima mi terrorizzava, non è come mi è stato dipinto: non c’è solo Satana e il male.

A 20 anni, quindi, mi rialzo, inizio a vivere la vita vera, a conoscere persone al di fuori della comunità, che si affezionano a me per quella che sono e non per ciò che predico.

C’è qualcosa che ti manca della tua vecchia vita?

I miei vecchi amici li penso, mi mancano, qualche volta dicono che mi aspettano. E i miei fratelli, con cui non ho più rapporti.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

La falsità e l’incoerenza di questa setta, che predica l’amore solo per indottrinare.

 

Oggi Sharon, ex Testimone di Geova, vive come una ragazza “normale”, ha un fidanzato, ha amici al di fuori della comunità, qualche notte dorme fuori, sfidando le rigide regole della madre che non vuole “rendersi complice di fornicazione” e, per la prima volta, a 23 anni ha festeggiato il suo compleanno, insieme ai suoi nuovi amici, ora la sua famiglia.

 

3 Comments

  1. Fabrizio Crippa

    8 febbraio 2017 at 15:56

    Brava! hai avuto una grande forza d’animo, non so se io al tuo posto avrei avuto la stessa forza e coraggio, avanti così a testa alta, Dio è grande e buono con tutti i suoi figli…

  2. Sharon

    8 febbraio 2017 at 20:34

    Grazie Fabrizio…a volte per istinto di “sopravvivenza” il coraggio si trova e anche se all’inizio non è stato facile rialzarsi, con sacrificio e impegno il bene e l’amore torna indietro.
    Che possa la mia esperienza esserti d’aiuto qualunque cosa tu decida di fare 🙂
    Con affetto

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