Le avventure di Alice

Nella tana di Milano, la metropolitana

Se c’è una vita complessa nello scenario quotidiano milanese, è senza dubbio quella del pendolare.

alice-annicchiarico_segui-il-coniglio-bianco_metropolitana-milanoAssonnato di prima mattina, disfatto nel pomeriggio, inguardabile la sera, deve combattere ogni giorno con mille imbarazzi e quesiti stressanti: faccio sedere quel signore o mi odierà per avergli dato del vecchio?, cedo il posto a quella ragazza lì che è in dolce attesa o avrà solo esagerato ieri sera con la parmigiana?, è questo vicino a me con la maglia da hippy che puzza come se fosse reduce da un rave party o è quest’altro in giacca e cravatta che, dopo un’ora di spinning al posto del pranzo, si sarà dimenticato di spruzzarsi il deodorante?

Poi, ti metti davanti alle porte per scendere alla fermata dopo, e non va bene, perché sei d’intralcio, ti metti a metà vagone e chiedi permesso, e dovevi pensarci prima di metterti così lontano e far spostare tutti.

Durante il viaggio di andata casa-lavoro non mancano mai un lettore di giornale che ti apre sul naso il Sole 24 ore; un accanito urlatore che, prima dell’orario di lavoro, mette in guardia il suo collega dal vicino di scrivania; una coppia che prende la metro insieme, si sbaciucchia, parla a novembre del viaggio che farà il prossimo luglio e, quando uno dei due scende alla sua fermata, l’altro lo chiama per continuare a organizzare al telefono il tour dell’Austria in bicicletta; uno strimpellatore di canzonette e un mendicante che ripropone ogni 10 metri di vagone la sua storia; un tuo conoscente che, ma porca miseria, ma proprio oggi che sono vestita come se andassi a buttare la pattumiera, lo dovevo incontrare?!.

Durante il viaggio di ritorno lavoro-casa ritrovi il lettore che, finito il quotidiano, ti apre sul naso l’inserto del Sole 24 ore; l’accanito urlatore che, -ah!, quel vicino di scrivania prima o poi gli metto le mani addosso-; la coppia che si ritrova ed è già arrivata a programmare il tour della Repubblica Ceca in bicicletta per l’autunno 2020; lo strimpellatore di turno, ora con banda al seguito, che, se hai mal di testa, stai pur certo che ti si piazzerà vicino e O sole mio sarà dedicato solo a te; il mendicante che racconterà ancora una volta come è stato licenziato dalla Telecom (ma quanti ne ha fatti fuori ultimamente la Telecom?); il conoscente che, ma porca miseria, ma questo proprio a ora doveva ritornare a casa?!.

Alle caricature metropolitane appartengono anche i messaggiatori sfrenati. Una ragazza scrive post strappalacrime su Facebook, ha parecchi sensi di colpa; una signora scrive a una sua amica che ha la tachicardia e che il suo capo le ha detto “je vais craquer”; un ragazzo si è lasciato con la fidanzata ma continua a litigarci via Whastapp.

E allora, in quel caso, scendi alla tua fermata un po’ amareggiato.

Ragazza, verso chi, mannaggia, hai i sensi di colpa, non lo saprò mai. Tua madre, tuo padre, un amico, il fidanzato? Quasi quasi ti chiedo l’amicizia su Facebook e leggo la fine del tuo post.

E lei, signora, che ha combinato al suo capo per farlo arrabbiare così e a Parigi per tutto quel tempo l’ha mandata lui per non averla più in ufficio?

E tu che sei arrabbiato con la tua ex, ci tornerai insieme o non la vuoi più davvero vedere?

Nella tristezza della vitaccia milanese da pendolare, però, ci sono anche quell’incontri, quegli sguardi fugaci, quegli innamoramenti istantanei che, quasi quasi, scendo alla fermata dove scende lui e ci vado a bere qualcosa insieme, anche se non lo conosco, è l’uomo della mia vita, me lo sento. Mi ha guardato quando sono salita, mi ha riguardato dal vetro, mi scruta, mi ama!

Inutile dire che a me questi colpi di fulmine metropolitani non sono mai capitati.

Se c’è qualcosa da guardare, quello è solo il mio orologio e l’unico sentimento di quel momento è: cazzo, anche ‘sta mattina, sono in ritardo!!!

 

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