Una tazza di tè con...

…Maurizio Insidioso Monda, papà di Chiara

Maurizio è il papà di Chiara.

Ma non di Chiara sua figlia, di un’altra Chiara.

Quella Chiara che il 3 febbraio 2014 è sopravvissuta alle botte e alla ferocia del suo ex fidanzato che per minuti e minuti l’ha massacrata sotto il peso di scarpe pesanti, da lavoro, l’ha ridotta in fin di vita e condannata a un ergastolo perenne.

Un ergastolo che, insieme a sua figlia, sta scontando anche Maurizio, giovane papà romano, che con la sua ferma gentilezza e la sua forza, è accanto a Chiara ogni giorno e che si batte perché oggi l’Italia si adegui agli altri paesi europei e istituisca il Fondo per le vittime di reati violenti.

La cosa assurda, come spesso capita nel nostro Paese, è che chi è vittima di una storia atroce come quella di Chiara, debba fare anche i conti con quelle che Maurizio chiama “cose sgradevoli di cui parlare”: le questioni economiche.

Senza la generosità e l’aiuto di tanti italiani, la famiglia di Chiara, da sola, infatti, non avrebbe potuto garantire alla figlia tutte le cure e l’assistenza di cui ha bisogno ogni giorno.

L’altra questione assurda è che, mentre Chiara è condannata su una sedia a rotelle a vita, all’uomo che così l’ha ridotta, quei lunghissimi minuti di crudeltà, grazie agli sconti di pena, costeranno 16 anni di carcere e non più 20, come deciso dalla prima sentenza.

Maurizio, ci può spiegare meglio la sua battaglia per il Fondo per le vittime di reati violenti?

Sto combattendo con il nostro avvocato affinché venga istituito il Fondo per le vittime come Chiara.

Si parla tanto di violenza, si sentono tante storie come questa, si fanno manifestazioni, mostre, ma al dunque, le famiglie rimangono da sole: chi muore diventa un numero, chi rimane in vita, resta da solo a combattere contro la burocrazia.

Faccio degli esempi pratici. Ora Chiara è in un posto comunale, una casa dove paghiamo l’affitto: se io o la madre non possiamo darle da mangiare, deve essere assistita da un’infermiera privata, così come se dobbiamo portarla con il pullmino al centro di riabilitazione e la lista d’attesa è troppo lunga, dobbiamo condurla privatamente.

Chiara ha 22 anni, sta facendo miglioramenti e ha bisogno sempre di più di aiuto, di assistenza, di fisioterapia.

Oggi noi possiamo garantirle tutto ciò perché la storia di Chiara è diventata un caso nazionale e mobilitato la generosità di tanti italiani, altrimenti tutto ciò non sarebbe stato possibile.

È giusto che l’Italia istituisca un fondo per le vittime, che esiste già in tutta Europa; in Parlamento è anche stata presentata una proposta di legge a nome di Chiara, ma non è passata perché non ci sono i fondi.

Chiara Insidioso, la ragazza ridotta in sedie rotelle dal suo ex fidanzato

Dopo 9 mesi di coma, Chiara si trova in quello stato che i medici chiamano di “minima coscienza”. Cosa significa?

Chiara adesso è uscita dalla minima coscienza, è in uno stato di piena coscienza, ma vive come se fosse nata disabile: fortunatamente non si rende conto che è costretta su una sedia a rotelle, o meglio, se ne rende conto, ma nella sua mente è come se ci fosse nata.

Dico fortunatamente perché sono spaventato: quando vedo che fa miglioramenti fisici, di coscienza, ho il terrore che un domani si possa rendere conto di ciò che è successo.

È una sofferenza che viviamo ogni giorno: se una persona muore, il tempo piano piano allevia il dolore, invece noi la vediamo così ogni giorno, è dura.

Chiara è l’unica donna vittima di violenza sopravvissuta in vita in questo stato: è rimasta e rimarrà disabile al 100%, non ha più la sua vita, non è minimamente autosufficiente, per essere alzata deve essere imbragata e posta sulla carrozzina, non ha più la voce, non potrà più parlare, non potrà bere più nessun tipo di liquido per tutta la vita, non potrà più mangiare normalmente, mangerà solo omogenizzati.

Immaginate che vita ha questa ragazza: Chiara ha una condanna per sempre.

È finito tutto: non ci sono feste, Natale, 15 agosto, 1° maggio.

Chiara di prima per me è morta, ora ho un’altra figlia.

Siete mai riusciti a comunicare su ciò che quell’uomo le ha fatto?

No, fortunatamente non ne ha mai avuto coscienza.

Ma, come le dicevo prima, viviamo nel terrore che Chiara possa ricordare e possa rendersi conto di come sta.

Chiara non parla. Come comunica?

Chiara non ha più voce, a causa del danno celebrale, emette solo suoni.

Segue i discorsi, ma può interagire solo con un dito, con il pollice indica “sì” o “no”, prende la mia mano, mi tira se vuole qualcosa, cerca come può di farsi capire.

 Chiara ha voglia di vivere?

Sì. Ha superato tante crisi.

Qual è la routine di Chiara oggi?

Chiara non si trova più in ospedale, ma in una casa comunale gestita da un’associazione, Casa Iride, con altre sei persone che stanno male e dove ci sono un infermiere e un os fissi giorno e notte, un assistente famigliare e il medico di famiglia che dal lunedì al sabato visita ogni giorno i ragazzi.

Chiara si alza verso le 9.30-10, ogni mattina ha la fisioterapia di 40 minuti, passata dall’ASL, a pranzo mangia, poi viene rimessa a letto, nel pomeriggio fa fisioterapia privata e due volte alla settimana la logopedia, all’ora di cena mangia gli omogenizzati, che i miei fratelli preparano per lei.

Ormai la sua vita è questa.

Maurizio, qual è la sua routine oggi?

Da due settimane ho ripreso a lavorare part-time ai trasporti delle Poste, dopo due anni.

Vado a lavorare alle 4 di mattina, stacco a mezzogiorno e se non c’è nessuno che mi può dare il cambio, sto con Chiara fino alle 10, quando si addormenta.

Questa è la mia vita, 7 giorni su 7.

Oltre a lei, chi aiuta Chiara?

La mamma e la mia famiglia.

A livello economico, tanto aiuto ci è stato dato dagli italiani.

Senza l’aiuto degli italiani, oggi Chiara non avrebbe l’assistenza privata, non potrebbe muoversi con il pullmino, io non sarei potuto tornare a lavorare.

Chi non ci ha aiutato sono state le associazioni: tante parole sulla violenza femminile, gli zoccoli rossi per terra il 25 novembre, ma poi quando una donna ha bisogno, dove sono?

A livello economico, Chiara riceve un indennizzo?

Chiara prende solo un accompagnamento di 515 euro, con cui paghiamo il mese a Casa Iride, e 288 euro di pensione.

È sgradevole parlare di violenza e questioni economiche ma, se non avessimo avuto l’aiuto degli italiani, non so come avrei potuto sostenere tutte le spese: uno magari non se lo immagina, ma noi spendiamo dai 2000 ai 3000 euro al mese, tra assistenza privata, fisioterapia, dieta apposita, pullmino privato.

Sappiamo già che dall’uomo che l’ha ridotta così non riceveremo niente, perché è nullatenente, nonostante una legge europea del 2004 dica che se succede qualcosa come ciò successo a Chiara e il maltrattante è nullatenente, lo stato debba risarcire la vittima.

Oggi l’uomo che ha maltrattato Chiara ha avuto uno sconto di pena pari quattro anni. Dovrà scontare 16 anni per quello che ha fatto. Come giudica questa sentenza?

In Italia se ti danno 20 anni non te li fai. Le vittime già sanno che queste persone non sconteranno totalmente la pena.

Forse in 20 anni quest’uomo avrebbe avuto il tempo di pensare a ciò che ha fatto.

Quale sarebbe la pena giusta?

Non credo che una persona così, potrà uscire dal carcere cambiata.

Ha massacrato Chiara per minuti, minuti e minuti: certi sbagli non si possono fare.

La pena migliore sarebbe l’ergastolo.

E invece l’ergastolo l’ha preso Chiara.

C’è una cosa di questa storia orribile, che lascia senza fiato: che le violenze si siano consumate anche davanti al padre del ragazzo, che non ha chiesto niente e forse non ha voluto vedere. Si sente parlare di violenze su minori e donne ogni giorno. Quanto parte di colpa ha la famiglia nei comportamenti dei figli?

In questo caso tantissima, perché il figlio è stato il frutto del comportamento complice del padre.

Da papà a papà ho cercato di parlare con lui tante volte, inutilmente: hanno usato Chiara come un cuscinetto del figlio, hanno chiuso gli occhi davanti alla violenza e hanno permesso ciò che poteva essere evitato.

 Qual è il suo messaggio alle ragazze che vivono dentro una relazione sbagliata?

Chiara è stata una delle tante crocerossine che pensava di cambiare l’uomo che aveva vicino.

Il mio messaggio è di uscirne al più presto e parlarne, in famiglia, o con un’amica, prima che sia troppo tardi: nei casi più sfortunati si muore, in altri casi succede quello che è successo a Chiara.

Un uomo violento non può fare altro che diventarlo ancora di più.

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