Le avventure di Alice

Mondo 2.0, i giornali facciano la loro parte

Spesso nella homepage di Facebook mi appaiono foto e post di vippetti e vippettini più o meno famosi, che non seguo e che non ho alcun interesse a seguire.

Per curiosità oggi mi sono messa a leggere un po’ di commenti su qualche pagina ufficiale: tralasciando l’inutilità e la trivialità dei commenti, il più delle volte osceni e sgrammaticati (ce l’avranno pure questi uomini una mamma, una fidanzata, un’amica su Facebook, che si imbatterà in questi messaggi e ne rimarrà se non scioccata, quanto meno turbata), mi ha veramente lasciata basita l’accanimento degli utenti l’uno contro l’altro: “parli così perché sei cessa e lei è figa”, “ma non vedi che è tutta photoshoppata, l’ho vista in tv, credimi, è bruttina” e così via.

Ora, senza (con molta fatica) invocare l’opinabilità del suffragio universale e le colpe (gravi) del mondo 2.0, mi viene da fare una riflessione sull’ineducazione generale.

Ineducato, lo dice la Treccani, indica una persona senza la sufficiente educazione, morale, sociale, intellettuale, una persona rozza, incolta, insomma.

Ineducati sono gli utenti senza alcun controllo delle loro parole e ineducati sono i social network, che non controllano e non impongono quella parola che sa tanto di anni ’90, ma che dovrebbe essere rispolverata ora come mai: la netiquette.

Ma ineducati sono anche gli esponenti della mia categoria, i giornalisti.

I più, lontani da un giornalismo imparziale e non marchettaro, si piegano a un’informazione grossolana sul web e alimentano il voyeurismo e l’appetito di stronzate degli utenti ineducati.

Perché la versione online de Il Corriere della Sera fa vedere la mano del marito sul culo di Ivanka Trump o come sono le pornostar senza trucco, mentre la versione cartacea non fa menzione di nessuna di queste notizione?

Se vogliamo utenti educati, noi stessi che facciamo informazione lo dobbiamo essere, trattando l’utente 2.0 pari al lettore che la mattina va in edicola e compra il giornale cartaceo, proponendogli lo stesso servizio, la stessa qualità, la stessa fiducia, e imponendogli, laddove la sua ineducazione non gli permetta di arrivarci, l’obbligo del rispetto altrui.

Il direttore de Il Corriere della Sera permetterebbe mai che sulle pagine della versione cartacea venissero pubblicati messaggi di questo genere?

“bella zoccolona”

“impalatelo vivi”

“[…] ho capito che per gay e lesbiche l’attrazione tra maschio e femmina sia una cosa oscena”

Messaggi sessisti, discriminatori e di incitamento all’odio, che verrebbero subito censurati e mai pubblicati sul quotidiano in edicola.

Perché allora su Internet sì?

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