Una tazza di tè con...

Giancarlo Pasquali, organizzatore de l’Agenda RiTrovata

Era il 19 luglio 1992 quando l’attentato di stampo mafioso a Paolo Borsellino e ai cinque uomini della scorta tolse per sempre all’Italia lui e la sua preziosa agenda rossa, che molto probabilmente conteneva le risposte alla strage di Capaci, in cui pochi mesi prima, il 23 maggio, morì il magistrato Giovanni Falcone con la moglie e gran parte della scorta.

Due scoppi che per sempre cambiarono la storia e la coscienza della nazione; impossibile dimenticare i due magistrati e quell’agenda rossa, sparita nel nulla.

Agenda che oggi presta il nome a un importante progetto: l’Agenda RiTrovata, una ciclostaffetta che partirà il 25 giugno da Bollate, attraverserà tutto il territorio nazionale per più di 2000 chilometri, e approderà a Palermo il 19 luglio 2017, data della venticinquesima ricorrenza della morte di Borsellino.

Durante la staffetta in bicicletta il testimone, un’agenda rossa donata da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, passerà di regione in regione, di mano in mano, da associazioni culturali a librerie e teatri, da privati cittadini a realtà culturali e sociali, per approdare infine nella Sicilia di Falcone e Borsellino, dove verrà consegnata direttamente a Salvatore.

Al progetto in bicicletta si affianca un progetto editoriale: prima della partenza, infatti, il 15 giugno verrà presentata e messa in vendita l’Agenda RiTrovata, a cura da Gianni Biondillo e Marco Balzano, ed edita da Feltrinelli. Si tratta di una raccolta di racconti per mano di sette scrittori di differenti regioni che verranno visitate durante la ciclostaffetta: Helena Janeczek per la Lombardia, Carlo Lucarelli per l’Emilia Romagna, Vanni Santoni per la Toscana, Alessandro Leogrande per il Lazio, Diego De Silva per la Campania, Gioacchino Criaco per la Calabria, Evelina Santangelo per la Sicilia.

Il progetto de l’Agenda RiTrovata, ideato e promosso da Orablù, associazione culturale apartitica e apolitica nata a Bollate nel 2005, vanta il sostegno del comune di Bollate, di imprese e organizzazioni, e la collaborazione di differenti partner, tra cui il Movimento delle Agende Rosse, sorto nel 2007 per volere di Salvatore Borsellino. Ufficio stampa del progetto è Una Poltrona per Tre, che coordinerà le operazioni social.

Giancarlo Pasquali, membro dell’associazione culturale L’Orablu, ci spiega qualcosa in più del progetto.

Da dove nasce l’idea di organizzare una ciclostaffetta in memoria di Borsellino?

L’idea nasce durante una vacanza in Sicilia di una parte dell’associazione, dalla constatazione che fossero trascorsi 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio e che, a riguardo, molte domande rimanessero senza risposta. Il progetto, folle e visionario nato là, è diventato un evento di ampia portata, l’Agenda Ritrovata e, così com’è stato pensato, unisce le passioni de L’Orablù: la cultura, l’impegno sociale e la bicicletta.
Una ciclostaffetta lungo la penisola, unita a un progetto editoriale, ci è sembrato il modo migliore per testimoniare che c’è un’Italia che non ha dimenticato quanto è successo.

Qual è l’obiettivo di questo progetto?
L’agenda ritrovata si propone di mostrare che c’è una parte della società civile che è pronta a lottare per valori quali giustizia e legalità, che non ha dimenticato coloro che sono morti perché il nostro fosse un Paese libero e che vuole un’Italia senza più mafia.

Venticinque anni dopo, com’è cambiata la percezione degli italiani rispetto alla mafia?
I giornali parlano continuamente di boss mafiosi, molti processi sono ancora in corso, troppe verità sono ancora taciute e, finalmente, si è realizzato che il problema non è confinato in Sicilia e Calabria, ma riguarda tutti gli italiani. La percezione nostra e, speriamo, degli italiani è che di questi temi bisogna continuare a parlarne, soprattutto alle nuove generazioni.

Oggi la mafia non è più un argomento tabù: ne parlano libri, trasmissioni, serie e film. Potrebbe ancora accadere ciò che è accaduto in quel 1992?
Noi ci auguriamo di no ma, ogni giorno sentiamo parlare di bullismo nelle scuole, di corruzione nelle pubbliche cariche, di accuse infondate a personaggi scomodi che criticano i poteri forti. Anche questa è mafia.

Può la cultura essere la risposta alla mafia?
Come ha sempre sostenuto Paolo Borsellino, la lotta alla mafia non deve essere soltanto un’opera di repressione ma un movimento culturale che coinvolge tutti e specialmente le giovani generazioni “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Quindi la cultura non solo può ma deve essere la risposta alla mafia.

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