Le avventure di Alice

Il cafone nel vagone

Mi capita spesso di prendere il treno presto e di incontrare diverse persone, spesso personaggi piuttosto che persone: c’è il businessman che alle 7 di mattina tira fuori il suo portatile e comincia a leggere testi in inglese, c’è l’anziana signora che raggiunge i parenti e che chiede conferma a tutti che quello sia veramente il suo treno, c’è il liceale che al liceo non ci andrà, ma arriverà nel paesino della ragazza che ha incontrato al mare d’estate, che, poi, mi dispiace dirtelo, ma quando la rivedrai color bianco fantasma e con un montone addosso, ti chiederai perché non sei andato a scuola!
E poi ci sono quelle come me.

Donna in trasferta in ritardo.

A un pelo da lasciare la borsa sul taxi, a un pelo da far cadere tutti con lo slalom, a un pelo da perdere il treno, sali sul treno, percorri nove carrozze, ti accorgi che la tua carrozza era esattamente dalla parte opposta, ripercorri nove carrozze, fai alzare tutti, guardi il numero di posto e trafelata, sudata, senza più traccia di fard, gridi vittoria, ce l’hai fatta anche sta volta.

Ma…lui ti guarda.

Per un attimo, presa dall’euforia di non essere inciampata davanti a tutti, te ne eri dimenticata, ma è lui è lì che ti guarda e ti dice: e a me, carina, dove mi metti?

Maledetto bagaglio pieno per due giorni di non-si-sa-mai, non si sa mai chi puoi incontrare, non si sa mai a che cena di gala ti possano invitare, non si sa mai che piova, non si sa mai che ci sia il sole, non si sa mai che ci sia uno sciopero e non puoi tornare a casa prima di una settimana. Non-si-sa-mai che ora pesano.

E qui subentra la quinta persona, anzi il quinto personaggio del treno: l’uomo cafone.

L’uomo cafone andrebbe bandito come persona non gradita da ogni carrozza e da ogni luogo pubblico.

L’uomo cafone lo incontri dovunque: al supermercato ti supera alla cassa e ti precede mentre stai ravanando disperatamente alla ricerca del portafoglio perduto nella borsa-sabbia mobile, al ristorante ti chiude la porta sul muso senza preoccuparti se stavi uscendo anche tu, in metropolitana guizza di uno scatto che neanche un centometrista per rubarti il posto a sedere, posto che custodisce gelosamente anche davanti alla signora più anziana del vagone, all’aperitivo, scansandoti, si avventa con ingordigia sul buffet, in discoteca balla e ti calpesta il piede senza proferire una parola di scusa.

Ma sul treno l’uomo cafone dà il meglio di sé.

Mentre il tuo bagaglio resta in attesa e tu pensi: tiro su dieci kg in palestra, riuscirò a sollevare una valigia!, intanto l’uomo cafone adotta due tecniche: o ti ignora completamente per non scomodarsi o ti fissa mentre ti esibisci in lanci, sudi, digrigni i denti nel tentativo di buttare quell’ammasso di improbabili ma indispensabili non-si-sa-mai.

Dopo esserti rassegnata a metterti su da sola il bagaglio, non ti resta che trasformarti da donna in trasferta in ritardo a donna in trasferta in ritardo indignata, prendere in mano il telefono, assicurarti che l’uomo cafone che ti ha visto soffrire mentre in modo indegno ti arrampicavi sui sedili di Trenitalia, veda ora facilmente lo schermo del tuo cellulare e da lì inoltrare a tutte le tue amiche lo stesso messaggio: “Incontrato un altro uomo di merda, uguale al mio bagaglio: ingombrante e pieno di roba inutile”.

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