I Paesi delle meraviglie

Betlemme sotto la neve

Tre anni fa, esattamente il 21 dicembre 2013, dopo cento anni, in Palestina accadeva un fatto stranissimo.

La neve.

Prima piccoli fiocchi, poi sempre più abbondanti, infine Betlemme come un presepe.

Io, che allora lavoravo in quei luoghi per Telepace, l’ho documentato in un servizio.

Il mio ricordo

Una nevicata così, in Terra Santa, nessuno se la ricordava, anzi nessuno l’aveva mai vista.

Betlemme imbiancata, bellissima e paralizzata.
Gerusalemme in una situazione apocalittica, con gli ebrei più disorganizzati degli arabi.

L’ordine israeliano è completamente saltato: le persone sbandano in macchina, procedono contromano in autostrada e moltissimi automobilisti, in preda al panico, abbandonano la macchina in autostrada.
Per le strade gli ortodossi proteggono il loro grande cappello con sacchetti di plastica in testa, qualcuno addirittura usa un canotto come slittino.

Nei giorni di nevicata successivi al primo, la situazione sta sfuggendo di mano alla popolazione della Terra Santa.

La neve, arrivata quasi a un metro, blocca completamente la città.

Venerdì abbiamo un invito all’Ambasciata di Tel Aviv.

Allo sbocco dell’autostrada la polizia ci dirotta per un’altra entrata; proviamo con una seconda strada, ma l’ordine è tassativo: la capitale non si può raggiungere.

Nonostante spieghiamo ai poliziotti che dobbiamo raggiungere l’Ambasciata italiana, la risposta, ferma e in ebraico, è sempre la stessa: a Tel Aviv non ci possiamo andare.

L’impossibilità assoluta di poter raggiungere la capitale ci sembra assurda, primo perché, finito quel pezzo di strada che abbiamo già percorso, termina la zona montuosa e da lì non si trova più neve, secondo perché in questo modo neanche i turisti possono raggiungere Tel Aviv e imbarcarsi all’aeroporto di Ben Gurion.

Rasseganti, torniamo indietro e, con molta difficoltà, raggiungiamo il check-point di Betlemme.

Ma anche qui ci attende un’amara sorpresa: il confine palestinese è stato chiuso dalla polizia israeliana, che ci dice categorica di fare marcia indietro: a Betlemme non possiamo entrare né in macchina né a piedi.

Ci dirigiamo verso l’altro checkpoint e anche questo è chiuso. La polizia israeliana non ascolta ragioni: a casa non ci potete tornare, trovatevi un albergo a Gerusalemme.

Sulla via verso Gerusalemme, incontriamo un’anima tra la bufera: è un abitante del luogo, che ci consiglia una strada alternativa.

Grazie al suo suggerimento riusciamo a raggiungere Beit Jala, percorrere una strada tra i boschi, e da lì finalmente raggiungere Betlemme, ancora più innevata e ancora più bella.

 

Mi ero dimenticata di quanto fosse magica la Terra Santa sotto la neve e di quanto fossero grandi i problemi legati ai confini, anche quando nevica e questi luoghi sono di una bellezza senza pari. 

 

 

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